Associazione Giobbe  Onlus

Organizzazione della Comunità Cristiana Torinese per la promozione di iniziative
di solidarietà rivolte a persone con Aids



NEWS

Dal 23/05/2019 Luca Iorfida, direttore di Casa Giobbe, è entrato nel Direttivo Nazionale del CICA, Coordinamento Italiano delle Case Alloggio per persone con HIV/AIDS.
Dal 21/06/2019 Barbara Baiotto è subentrata a Franco Pennella nel Consiglio direttivo della nostra Associazione.

Seminario "LA LUNGA STRADA VERSO CASA": Programma del seminario del 31/05/2019 e galleria fotografica




L'AIDS OGGI

L'AIDS non trova più sui mass-media il posto di rilevanza che gli era riservato negli anni '90, forse perché da tempo la malattia, la cui diagnosi era vissuta come una inesorabile condanna a morte, viene percepita meno drammaticamente.

Certamente oggi si muore di meno; ci sono cure efficaci in grado sia di rallentare il processo dell'infezione HIV nel suo tradursi in AIDS e di allungare l'aspettativa di vita, sia di migliorare la stessa qualità di vita delle persone sieropositive, a patto che si osservino in modo scrupoloso le terapie giornaliere. Forse, in un domani non troppo lontano, si disporrà di un vaccino.

dati HIV italia

In Italia, come negli altri Paesi occidentali, grazie a cure più efficaci, alla prevenzione e alla riduzione dei comportamenti più rischiosi, c'c'è un notevole rallentamento del numero di casi di AIDS.

Tuttavia vi sono ancora segnali di allarme che non consentono di abbassare la guardia. La Relazione al Parlamento 2017 sulle strategie contro l’infezione da HIV stima in 130.000 il numero di sieropositivi in Italia.

Tenendo conto che ormai il maggior fattore di contagio è la via sessuale, mentre il rischio di contagio da sangue infetto attualmente è molto più limitato, è evidente come l'infezione si sia diffusa e si stia diffondendo nella popolazione attraverso comportamenti erroneamente considerati poco rischiosi.

E così, anche se la questione riguarda ancora maggiormente persone di sesso maschile, si registra una crescita tra le donne, anche oltre i 50 anni.

dati AIDS italia

L'età della prima diagnosi si è elevata: negli anni '90 era inferiore ai 30 anni, ora supera i 35. Emerge però un elemento nuovo: spesso la scoperta della sieropositività coincide con l'emergere dell'AIDS, cioè il manifestarsi della malattia già in forma avanzata. Questo perché molte persone si credono al di sopra di ogni rischio e pensano di poter vivere la propria sessualità senza controllo e responsabilità e soprattutto senza percepire il reale rischio di infettarsi.

Dunque l'infezione non è sotto controllo e la strategia più idonea per evitare la diffusione della malattia ritorna la prevenzione, che va declinata in una più ampia visuale educativa e di progettualità e non solo nell'informazione sulle modalità di protezione dal contagio.

Superata l'emergenza medica e sanitaria, oggi l'AIDS ci propone questioni complesse di carattere sociale. Le persone che chiedono un inserimento in comunità residenziali o altro sostegno sono sempre più autosufficienti, in condizioni cliniche più che accettabili e con buone speranze di vita, ma presentano problemi psichiatrici, penali o sociali che richiedono un'accoglienza specifica, progetti socio-educativi e risorse molteplici per un pieno reinserimento sociale.
Da qui parte la nuova sfida al volontariato e al terzo settore che si occupa di HIV: dare risposte adeguate ai nuovi bisogni, non solo sanitari, di questi pazienti.

L'AIDS nel Terzo Mondo.
L'AIDS resta, invece, ancora oggi una questione drammatica nel Terzo Mondo, dell'Africa in particolare (ma anche in molti paesi dell'Asia l'infezione continua a propagarsi con una crescita esponenziale).

Colpisce prevalentemente le fasce giovanili, le donne ed i bambini, mettendo a grave rischio di sopravvivenza interi gruppi di popolazione. È inestricabilmente legato alle condizioni di sfruttamento e miseria in cui si trovano, al sottosviluppo: le responsabilità del “Primo Mondo” sono evidenti. Le guerre tribali che infiammano tutto il continente aggravano la situazione.

dati HIV mondo

Ci sono problemi di giustizia, di grave sperequazione sulla ripartizione delle risorse. Qui occorre difendere i più poveri, gli sfruttati, ed è dovere del mondo ricco occidentale intervenire sulle cause di questo enorme problema, fornendo da una parte i farmaci necessari ma anche risorse per lo sviluppo, per l'uscita dalla miseria. È un fatto che inquieta la coscienza, ma soprattutto è un dovere intervenire.

Tutti dobbiamo sentirci interpellati.

L'Associazione, sensibile da sempre a questo problema, nel corso degli anni ha realizzato e finanziato diversi progetti in Africa:
. nel 1994 -1996, ha erogato contributi alla parrocchia di Lodokejek (Kenya) impegnata per la formazione di operatori locali, scelti tra i leader della comunità, ai fini della prevenzione
. nel 2015 ha finanziato le medicine per i nascituri di mamme malate di AIDS ad Adwa (Etiopia)
. sempre nel 2015, ha sovvenzionato le rette scolastiche dei bambini sieropositivi del “Cottolengo Centre” di Nairobi
. nel 2016 ha realizzato con Rainbow for Africa UK un intervento in "Deep Sea", uno slum nel cuore del Westland di Nairobi: da un lato sensibilizzazione, consulenza alla diagnosi e cura dell’infezione da HIV, coinvolgendo in ruoli attivi gli abitanti della baraccopoli, dall'altro supporto dei malati terminali con un modello Hospice adattato al luogo e alla cultura locale.




"TRASFORMERÒ LA VALLE DI ACÒR IN PORTA DI SPERANZA" (Osea 2, 17)

E intanto Dio dice:
"Trasformerò la valle di Acòr
in porta di speranza".
Il mistero è là. Dio dice:
"Se tu non fuggi
se tu penetri nel cuore della valle
nel profondo del tuo cuore
se tu accogli
tutto ciò che ti fa paura
tutti coloro che rifiuti
tutti coloro che ti mettono in pericolo
perché sono poveri, deboli, feriti
e fra loro prima di tutto il bambino ferito che
c'è in te
quello che tu hai murato
nel profondo
da così tanto tempo,
se tu l'accogli, se tu ti accogli
solo allora camminerai verso la guarigione
e la valle d'Acòr
diventerà la tua porta di speranza".


(Jean Vanier, "Una porta di speranza")